Ciao Adriano…

Ciao Adriano…

Adriano Raeli ci ha lasciati. La tastiera oggi mi è pesante,  capita,raramente, ogniqualvolta debba scrivere di fatti funesti.

Sono avvolto e sconvolto dalla miriade di pensieri generati da questa disgrazia: sin da quando Adriano è caduto, e dalle prime notizie frammentarie, insieme a Francesco ( Mezzasalma n.d.r.) nonostante avessimo già chiaro il quadro drammatico di Adriano, non facevamo altro che mettere da parte cultura e raziocinio e sperare in quel miracolo che, in cuor nostro, sapevamo impossibile.

Ma nessuno di noi, e per noi intendo anche voi, ha mai smesso di crederci a quel miracolo, probabilmente neanche coloro che, per primi, hanno soccorso Adriano in pista, e resisisi conto delle condizioni disperate, forse in cuor loro avranno pensato che, no, vivere nello stato conseguenziale ad una caduta così rovinosa, non era certo vivere.

Ma chi siamo noi, per decidere, o magari scrivere che “Adriano è morto vivendo la sua passione”? Maledizione, ho rabbia dentro, perché penso che non è giusto morire di ciò che ti piace fare. Non è giusto a nessuna età, non lo deve essere così giovani come lo era Adriano.

La domenica precedente il dramma, Adriano era lì, al cancelletto, fianco a fianco con i suoi idoli, Dio sa quanti “mi piace” avrà messo alle foto di Cairoli e adesso lui era lì, allo stesso cancelletto. “ Dio, che sogno che stò vivendo”, avrà pensato, e Dio, aggiungo io, perché gli hai concesso così poco tempo per godersi quel sogno? Perchè hai permesso avvenissero una serie di circostanze tali che se solo Adriano fosse stato sbalzato dalla moto, oggi saremmo tutti lì a mettergli  i “mi piace” su una foto con lui sorridente, magari ingessato? Perchè? Sono credente, ma certe volte, quando si rimane senza risposte come in questo caso, il mio credo vacilla. E non mi dò pace.

Era giovane, ma non certo di primo pelo, Adriano, con oltre dieci anni di licenza ed una militanza sportiva di buon livello. Non era uno spratico, sapeva quel che faceva. Lui.

Ho parlato con molti di voi, e mi sono sentito dire le frasi più diverse… “Era destino”, “ ognuno di noi ha già la fine scritta”, “ puoi fare quel che vuoi, se è il tuo momento…” E allora io dico, che facciamo, se proprio deve andare così, eliminiamo le ambulanze in pista, i commissari, insomma, andiamo ad allenarci come pecore al pascolo?

La tragedia di Adriano, la sua tragica sorte, non deve essere dimenticata, da nessuno di noi: in quella sorta di egoismo agonistico, ognuno nel proprio ruolo, quando li vedi al cancelletto, con quei caschi, quelle pettorine, pensi che siano marziani, invincibili, nulla possa lontanamente scalfirli. E invece, non dovremmo mai dimenticare che dietro i paramenti di gara, dentro le maglie, ci sono persone, ragazzi con amici, fidanzate,con ideali, con dei percorsi di vita da compiere, pieni di emozioni e sentimenti. E Adriano era così. Era un ragazzo come tanti di noi, solo troppo giovane per vedersi rubare la vita da un destino maledetto.

Per pudore, per rispetto ai familiari, si è cercato di far circolare il meno possibile le notizie sulla disgrazia. Perché volevamo tenere lontani i giornali, quelli “importanti” ,dall’usare il mondo che amiamo, lo sport motoristico, per riempire due colonne delle notizie sportive.

Perché del motociclismo, soprattutto quello lontano dai clamori mediatici come il nostro, se ne ricordano solo quando qualcuno ci lascia, o rischia di lasciarci, la pelle.

Come accaduto con il piccolo  Andrea Adamo, campione in erba mai calcolato, che il giorno che cade e si fa male finisce nelle aperture dei telegiornali di tutta Italia. Ma, per fortuna, questo accade raramente. E non vuol dire che, accadendo raramente, il giorno che il destino si porta via Adriano Raeli allora si debba accettare con rassegnazione quanto accaduto.

No, non è quello che voglio per lo sport che amo, e che condivido con tutti voi. Adriano Raeli ce lo dobbiamo portare sempre con noi, nel nostro cuore ma soprattutto nella nostra mente, non dobbiamo lasciarcelo alle spalle, non dobbiamo farne una statistica, perchè è toccato a lui, poteva toccare a chiunque.

Ed ha un senso provare a creare qualcosa che ci ricordi Adriano per sempre, e che possa evitare al contempo di dovere ricordare qualcun altro. Tanti anni fa, i lettori più vecchi lo ricorderanno, partì un progetto per una “clinica mobile”: è l’unica struttura che, opportunamente attrezzata, potrebbe, in casi gravi come quello di Adriano, provare a sbarrare il passo alla Signora Morte.

Potremmo avviare un progetto di raccolta fondi, una sorta di autotassazione collettiva, per mettere le basi e realizzarne una da destinare ai campi di gara. Lo so, questo non restituisce Adriano alla sua famiglia, ai suoi amici e al suo sport. Non gli ridà la vita.

Ma mi dà speranza, e mi fa ingoiare le lacrime che sento salire dentro me, miste a rabbia. E spero sia così anche per tutti voi.

Amo suonare la batteria, e certi momenti dico a me stesso che se avessi una  volta nella vita l’opportunità di suonarla ad un concerto degli Yes, o dei Genesis,accompagnandoli per tutta la serata, poi, alla fine, potrei morire contento, finirla lì.

E’ un patto che potrei stringere dai miei quasi cinquantadue anni di età, vissuti intensamente. Adriano Raeli no, è un patto che chiunque ci sia lassù non avrebbe dovuto mai chiedergli di onorare nei confronti dello sport che amava.

E che lo ha privato della vita.

Ciao Adriano.

 

 

 

 

 

fonte foto: web e social

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2 Risposte a "Ciao Adriano…"

  1. stefano  19 febbraio 2014 a 11:40

    Io non lo conoscevo mi dispiace soprattutto per uno sport che io personalmente,e penso anche quasi tutti i crossisti,ritengono lo sport piu’ bello che c’e’.
    A me nel 2001 dopo un gravissimo incidente in gara quando ero in rianimazione mi e’ stato detto che quel volo che ho fatto l’ho fatto insieme ad un angelo che mi ha protetto , peccato che non sia andata cosi’ anche per lui e per tutti quelli che non ce l’hanno fatta e amavano veramente questo sport come continuo ad amarlo io.

  2. salvo  13 marzo 2014 a 21:44

    Non conoscevo di persona Adriano,ma come tutti quelli ke amano il cross songnava di viversi il suo trip,in sella alla sua moto,morire alla sua età,cavalcando il proprio sogno,durante una gara,sicuramente nn è bello,x nessuno,avvolte mi kiedo,il perkè di tutto ciò….la vita,prima ti da,è poi se lo riprende cn gli interessi…ki fa moto cross,talmente lo ama ke accetta tutti i suoi riski….posso capire lo stato d’animo,dei suoi familiari,è amici,ke sofrono x la perdità del prorpio caro.un abbraccio è sentite cordoglianze alla famiglia….CIAO ADRIANO.nn dimentikiamoli questi ragazzi,ke quando scendono in pista ci fanno divertire mettendo in gioco la propria vita..è noi x loro non si fa niente…..NON DIMENTIKIAMOLI.

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