Intervista esclusiva a Domenico Ricchiari: le ragioni del “cambiamento”.

Intervista esclusiva a Domenico Ricchiari: le ragioni del “cambiamento”.

E’ sicuramente uno dei talenti più cristallini che abbiamo in sicilia nell’enduro, ma è anche una delle figure più controverse, e, per certi versi, particolare, che anima il nostro piccolo mondo motoristico. Lui è Domenico Ricchiari: bisogna riconoscere che ci ha offerto, nel corso dell’ultimo biennnio, parecchi spunti per scrivere di lui, il più delle volte per le perentorie vittorie raggiunte e per le emozionanti prestazioni che ci ha regalato, qualche altra volta per quel suo carattere giovane e fiero che ogni tan to lo porta a “scollinare”. Siamo fermamente convinti che il più delle volte il genio, e con esso il talento, si accompagni alla sregolatezza, e Domenico non sfugge alla regola. Certo è, che non si può dire di lui che le mandi a dire: è fiero, è diretto, e sono queste caratteristiche che possono anche non star bene a tutti. Ma soprattutto, è un ragazzo orgoglioso, che vuole vivere la sua vita appieno, e non è sempre disposto a sacrificare “la meglio gioventù” all’altare del successo e dello sport. In un nostro precedente articolo, che fù criticato da tanti, sostenemmo questa tesi, ovvero che in fondo Ricchiari è pur sempre un ragazzo che vuol vivere le sue esperienze e attraverso esse, la vita, e che non vede per sé solo “gare e motori”.

Lo abbiamo incontrato a Partinico, nel corso dell’ultima prova del Regionale cross Fmi, Memorial Totò Morreale, gara cui hanno preso parte tanti enduristi per onorare la memoria del grande Totò, e così ha fatto Domenico: ha corso, come al solito, da dio, si è preso il lusso di duellare con un certo Eros Doria, e, fatta eccezione per il talentuoso pilota nisseno, Ricchiari, giunto secondo, ha fatto il vuoto dietro di lui. Solo che abbiamo constatato con i nostri occhi quello che ormai da tempo “radiobox” annunciava, ovvero il divorzio dal Sicilia Racing, l’abbandono della gloriosa maglia, e forse nuovi programmi sportivi. All’inizio Domenico è teso, ma bsta la prima domanda, e diventa un fiume in piena, un racconto degli ultimi mesi tutto d’un fiato, quasi liberatorio:

Ricchiari "bacia" la moto al traguardo

“ Io voglio divertirmi facendo sport, andare in moto mi piace, ma negli ultimi tempi ho subito troppe pressioni: troppo spesso mi sono sentito al centro di critiche, appena sbaglio ho tutti addosso. Solo Marco (D’Arpa n.d.r.) e Totò ( Morreale n.d.r.) mi proteggevano, si ,esatto, mi proteggevano e la scomparsa di Morreale per me è stato un dramma perché pochi sanno quanto bene mi volesse ( Domenico, parlando di Morreale, si affloscia un po’ e si incupisce). Sicuramente devo tanto a Marco e a Totò, così come a Franco Morreale, ma adesso sento quasi il bisogno di disintossicarmi.

D: Per questo hai in mente la Supermoto, ti è piaciuto dopo il debutto a Triscina, in occasione del Mondiale?

R: si, mi sono divertito, e sai Fabio cosa ti dico? Che noi, in queste gare, come quella di oggi e come quelle dei mesi precedenti, dovremmo solo pensare a divertirci e a “romperci le corna” ( chi và in moto capisce il senso della frase n.d.r.) e invece senti sempre e solo discorsi su discorsi: a mio parere, l’ambiente è peggiorato parecchio. In fondo, io voglio anche vivere la mia vita, e così magari se mi allontano un po’ forse riuscirò a stare fuori dalle chiacchiere. Al momento credo di averla trovata, questa tranquillità, forse riuscirò a disintossicarmi dall’enduro; il team ha programmi ambiziosi per me, si parla di partecipare al Campionato Italiano Supermoto ed all’Europeo.

Io, -prosegue Domenico- sono uno sincero, le cose le dico in faccia, ma forse oggi nell’enduro esser così non è certo una dote, anzi. E certe cattiverie mi inseguono anche oltre al mondo sportivo, e sono arrivate ad influire anche nella mia sfera privata. Tu lo sai che spesso, gli avversari in gara sono anche gli amici con cui condividi le serate e il tempo libero, e troppo spesso mi sono reso conto delle “doppie facce” di tante persone, pronte a complimentarsi davanti, e pugnalarti alla schiena. Adesso è così, in futuro vedremo…

La nostra chiacchierata si chiude così: Domenico Ricchiari ha solo 18 anni, e francamente non ce la sentiamo di dirgli che, purtroppo, non è prerogativa dell’enduro quanto lui ha sofferto, ma è “dotazione” della vita quotidiana. Imparerà, perché il ragazzo è sveglio, quanto necessario lungo il percorso della sua vita. Noi, dal nostro punto di vista, da tutta questa storia una sola cosa siamo praticamente certi: che non esiste Team al mondo che, avendo un pilota del calibro di  Ricchiari in squadra, resisterà alla tentazione di continuare a schierarlo nell’enduro.

La speranza è che il ragazzo Ricchiari, diventando Uomo, faccia sempre la cosa giusta e non dimentichi, o peggio ancora, rinneghi mai il proprio passato sportivo.

(Intervista raccolta da Fabio Di Giorgi)

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