AMARCORD, STORIE IR-REGOLARI DEGLI ANNI PASSATI : “LA GRANDE BUGIA”

AMARCORD, STORIE IR-REGOLARI DEGLI ANNI PASSATI : “LA GRANDE BUGIA”

Sono stato uno di quei ragazzi fortunati, con un padre e un nonno amanti delle motociclette che mi hanno assecondato in tante cose, ed anche nella mia voglia di “regolarità”.Ricordo ancora quando sono andato a ritirare la mia nuova KTM 250 GS rossa e bianca, c’era sciopero delle assicurazioni e il concessionario non me la voleva

Guennady Moiseev

Guennady Moiseev

consegnare. sono riuscito a portarla a casa solo dopo aver spergiurato che l’avrei spinta fino al box, ma arrivato a Piazza Don Bosco non resistendo alla tentazione la ho messa in moto. Il suo rumore mi faceva battere il cuore. Aveva una forcella Ceriani da 35 mm di diametro, due ammortizzatori Girling da 35 cm di interasse, due freni a tamburo in magnesio, raffreddamento ad aria, era rossa e bianca con un marchietto azzurro sui carter grigi, anche essi in magnesio. Credevo che fosse la moto migliore che la mente umana potesse progettare, credevo che mai nessuna moto potesse essere migliore di questa. Avevo 18 anni. 2 anni dopo l’ho venduta perchè mi sono iscritto all’universita e perchè per fare le gare ci volevano troppi soldi. Se non ricordo male un METZLER SIX DAYS costava 30.000 Lire e io ne avevo 2, uno per le gare ed uno per gli allenamenti. Quando andavo a gareggiare toglievo quello da allenamento e montavo quello da gara, tranne quando si andava a Nicolosi o Belpasso, che si continuava ad usare quello da allenamento, tanto dopo un giro sulle “sciare” dell’Etna qualunque copertone si sarebbe consumato. Ho ancora negli occhi l’immagine della mia moto che andava via sul carrello, con la forcella compressa e il Preston Petty proteso verso l’avanti come se fosse il becco di un uccello rapace. Avevo 20 anni e giurai a me stesso: “quando sarò grande la ricomprò”. Quando sarò grande… chi sa che vuol dire “quando sarò grande” per un ragazzo di 20 anni? E che moto avrei trovato quando sarei diventato grande? Ora di anni ne ho 52 anni e ho di nuovo una moto da corsa. Certo, è passato tanto tempo e sono successe tante cose, alcune importanti altre meno. Oggi c’è internet e non c’è più il Muro di Berlino. Con tutto quello che vuol dire, per ciascuno di noi, di importante, di buono e di cattivo. Però di sicuro vuol dire che oggi la “Grande Madre Russia” non potrebbe pretendere la squalifica di Jaroslav Falta che, nel mondiale di motocross del 1974, con la sua CZ 250 all’ultima gara si stava mettendo dietro Guennady Moiseev, sottoufficiale dell’armata rossa. Oggi non c’è più la Democrazia Cristiana e non c’è più il Partito Comunista che se l’avessi detto nel 1975 non ci avrebbe creduto nessuno, in cambio ci sono i personal computer, i bancomat, le TAC e i bonifici bancari, la benzina verde, la coca cola decaffeinata e quella light, l’iniezione elettronica, il raffreddamento ad acqua e i freni a disco, le forcelle upside down che basta dirlo, upside down, per capire che si tratta di qualcosa di importante, il monocross e il pds, le valvole a lamelle per l’aspirazione e per lo scarico, le moto da fuoristrada sono tornate ad avere 4 tempi e la mia 125 sembra un’astronave, è alta quanto un cavallo e quando mi ci siedo sopra fa “fuff”, come se fosse una Poltrona Frau. Però la mia 1974-Moiseev-Badgewebmoto da corsa è ancora rossa e bianca, ha una forcella Ceriani da 35 mm di diametro, due ammortizzatori da 35 cm di interasse, un Preston Petty anteriore che sembra il becco di un uccello rapace, due freni a tamburo in magnesio, raffreddamento ad aria ed un marchietto ellittico azzurro sui carter, anch’essi in magnesio, perchè sono passati 30 anni e ormai sono sicuro, ho la certezza che nessuna moto potrà essere migliore di lei. Perchè, raggiunta l’indipendenza economica, di moto ne ho avute tante, anche troppe ma se siamo ancora capaci di dare valore alle emozioni, e di sicuro chi va in moto cerca emozioni, mai nessuna mi ha emozionato quanto lei; anche se, sulla fiancata, così come l’aveva “Quella”, ha un piccolo adesivo, un piccolo marchietto dorato che mi ricorda una grossa bugia…
Luigi Colajanni

Luigi@colajanni.net

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