SCOOTERVISION: “LA VIA DELL’ACETO”

Il preventivo. Ovvero, come rovinarsi il fegato e vivere infelici desiderando una moto nuova.

E poi, dopo un lungo, cupo piovoso inverno, arrivò il mese di marzo.
Il mese in cui di solito, dopo avere consumato insonni nottate sulle pagine patinate delle migliori riviste del settore, consumando i tasti della calcolatrice, si mette il naso fuori di casa e si prende la via dell’aceto. Volevo dire, si va dal concessionario.
Perché a marzo, insieme ai fiori di pesco, sbocciano i preventivi. Il preventivo, una parolaccia che richiama alla mente lugubri attese sulla scomoda sedia del concessionario, il quale, ogni tre parole che scrive sul foglio autoricalcante come se scolpisse la tavola dei comandamenti, vi guarda negli occhi e vi dice “quanto mi lasci d’anticipo?”. Ma io sono qui per un preventivo, voglio solo sapere quanto mi costerà soddisfare il sogno erotico su due ruote che mi turba da quando sono uscite sulle riviste le immagini delle novità presentate dalle maggiori case motociclistiche, l’assegno non l’ho portato, non voglio comprare oggi, sono qui per una concreta curiosità. Però non potete dire che siete entrati solo per orientarvi nella giungla dei nuovi appetitosi modelli. Che il concessionario lo sa benissimo, ma da lui non si scherza, o si compra o ci si accomoda fuori, il tempo è denaro e lui non fa beneficenza.
Intanto, il famigerato prezzo di listino comincia a lievitare come un panettone, si scopre che a momenti si deve pagare a parte pure la sella. Nella mente del potenziale acquirente subentra lo sconforto, il film di sé stessi in un dorato tramonto alla guida della nuova motocicletta si degrada, si brucia, e ancora non avete detto la frase più schifosa, quella che vi degraderà al ruolo di accattoni, di miserabili pidocchi a caccia di briciole cadute dalla tavola del principe ereditario della casata motociclistica.
“Avrei una permuta…”. Sacrilegio! Come osate voi proporre il vostro sgangherato rottame, buono solo per essere schiacciato allo sfascio, come vi permettete di pensare, solo lontanamente, che le immonde ruote del vostro preistorico velocipede a motore possano varcare la soglia della reggia motociclistica ed affiancarsi, anche solo per qualche secondo, a lei, la Principessa Ultimo Modello. Ci vorrà coraggio, orgoglio, dignità, per spiegare al concessionario che si tratta di una moto tenuta come una picciridda, che ha appena due anni, che non ha neanche finito il rodaggio, che ha fatto tutti i tagliandi prescritti dalla casa, non ha mai visto pioggia, che è stata sempre ricoverata in garage.
“La porti giù in officina e facciamo fare uno stato d’uso, però preferirei che se la vendesse per i fatti suoi”. E’ una discesa agli inferi, questa frase suona già come una condanna, e ben vi sta, come avete potuto immaginare di cambiare la picciridda, che ha solo due anni di vita, che ci sono le ultime rate del finanziamento ancora da pagare, con una sguajata supersport dagli scarichi corti?
Intanto, il capoofficina, con sguardo truce e mani pesanti sta violentando la picciridda, infilando sonde da tutte le parti, spalancando l’acceleratore e facendola gridare di dolore, mettendola sul ponte e ispezionando le parti intime con lo sguardo del pedofilo. Poi, scrive un elenco e lo manda al concessionario. Tornate sopra che ancora vi batte forte il cuore per la rabbia, per come il bruto in tuta blu ha maltrattato la picciridda, e vi sedete di nuovo davanti al concessionario. Lui guarda il foglio. “Perché sei tu, questa è la mia offerta, e mi dovresti ringraziare, perché quelle moto non le vuole più nessuno”. Ma come, l’avete comprata da lui e ancora non è uscito il modello nuovo! Guardate il numero scritto sul foglio, è meno della metà di quello che vi aspettavate. Siccome siete persone educate, ringraziate, piegate in quattro il foglio con il preventivo, calcolate che dovreste lavorare per trenta ore al giorno per soddisfare il capriccio della nuova moto. Accarezzate il serbatoio della picciridda, lei sembra ringraziarvi mettendo in moto al primo colpo. E siccome siete persone educate, infilate il preventivo appallottolato nel primo cestino della spazzatura.

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